Budapest: una città magica in cui perdersi

Racconto di viaggio in una città magica: da visitare in almeno 5 giorni

Ciao a tutti,

mi presento sono Giuseppe di viaggi_cheap_che_arricchiscono, e questo è il mio primo articolo di blog che scrivo.

Ho deciso di iniziare a scrivere articoli di viaggio in un periodo delicato proprio perchè, raccontandoveli, sarà un po’ come se stesse viaggiando insieme a me.

Per questo motivo ho scelto come primo articolo proprio la prima meta estera mai visitata: Budapest (anche detta la Parigi dell’Est).

Questa scelta è una scelta di cuore!

Infatti io sono convinto che così come il primo bacio non si scorda mai, anche la prima volta all’estero te la porti a vita.

Poi se la tua prima volta all’estero decidi di recarti proprio a Budapest, stai sicuro che non potrai che portarti dietro tanti momenti e ricordi bellissimi!

Ma prima di descriverti il mio viaggio qualche informazione utile

Come arrivare in città

In città si arriva in maniera piuttosto comoda in quanto sono disponibili diversi voli  diretti low cost provenienti da tutti i principali aeroporti italiani. Nel mio caso io sono partito da Bari, ed oltre a Wizz Air (che è proprio una compagnia Low Cost ungherese), c’è da poco anche il diretto  Bari-Budapest operato da Ryan Air.

Una volta arrivati in aeroporto conviene uscire dallo stesso, e recarsi fuori dove si troveranno le colonnine per comprare i biglietti del bus. In particolare è possibile arrivare in centro prendendo o il bus 100E oppure il 200E, ma in entrambi i casi conviene pagare col bancomat fuori alla colonnina.

In Ungheria infatti non c’è l’euro ma il fiorino ungherese. Di conseguenza anche se in alcuni casi accetteranno comunque l’euro, ti conviene cambiare la moneta una volta che sarai arrivato in città: mai in aeroporto dove i cambi sono assolutamente svantaggiosi!

Accettato quindi il cambio propostoci dalla banca di appartenenza, io e il mio fido compagno di viaggio Michele (mio fratello), ci apprestiamo ad arrivare nel centro della città da cui poi poter prendere comodamente la metro.

Purtroppo il viaggio che sto descrivendo è vecchio di due anni. Per questo motivo non potrò dirvi con precisione i costi degli abbonamenti alla metro, ma una cosa posso dirvela:

Tenete sempre a portata di mano il vostro titolo di viaggio in metro. Io ti consigli un abbonamento giornaliero con cui potrai prendere tutti i mezzi pubblici disponibili. Però sappi che in metro, a Budapest, il biglietto te lo chiederanno in continuazione!

Infatti se c’è una cosa che non mi piace della città è che i controlli in metro sono continui. Ogni giorno dovrai mostrare il tuo biglietto almeno quelle 5-6 volte (e non sto esagerando), e anche solo muovendoti da una linea della metro ad un’altra, dovrai più volta riesibire il biglietto. Per quanto fastidioso sono d’accordo con gli ungheresi: anche noi in Italia dovremmo controllare di più i biglietti dei passeggeri dei mezzi pubblici!

Giunti in città abbiamo finalmente trovato un exchange conveniente, ed abbiamo cambiato lì i nostri euro. Tieni presente che all’estero il cambio proposto dai bancomat difficilmente è quello più vantaggioso. Io ti consiglio in particolare di cambiare i soldi nel quartiere ebraico in cui tra il mangiare e i change più vantaggiosi ti ritroverai sicuramente bene.

 

Alcune info storiche sulla città

Budapest è prima di tutto la somma di tre città: la romana Buda, la medioevale Obuda, e la moderna Pest. Quindi tre diverse anime che si fondono in una sola città magica sulle rive del Danubio.

Delle tre città io però consiglio di vedere solo le ultime due: infatti nel 2014 ebbi l’opportunità di vedere i resti delle antiche mura romane ma, fidati di me, noi italiani quando si parla di resti romani tra Pompei, Colosseso ed altro siamo abituati troppo bene. Per cui se nella tua visita deciderai di saltare le mura romane, sappi che non ti sarai perso chissacche (c’è altro di meglio da vedere 😉 ).

La nostra gita invece incomincia da Obuda, la parte medievale della città. A Budapest infatti nel 1300 ci fu una bruttissima epidemia che oltre a colpire tutta l’Europa, toccò pesantemente anche la capitale ungherese. Infatti prima dell’epidemia la città era posizionata solo dal lato in cui oggi sorge il parlamento, e fu proprio per colpa della peste che gli abitanti si spostarono dall’altro lato del fiume Danubio.

In quell’occasione sfruttarono una glaciazione che permise al Danubio di congelarsi e di conseguenza poterono creare Obuda.

Ad Obuda ci sono assolutamente da vedere:

– Il bastione dei pescatori;

– Il castello;

– La cattedrale di S. Stefano con l’adicaente colonna della peste.

Il bastione dei pescatori

 

Il bastione dei pescatori è uno dei simboli più emblematici della città. E’ infatti un insieme di mura che circondano la cattedrale di S.Stefano da cui è possibile godere di una vista mozzafiato su tutta la parte di Pest e di Buda. In quanto posto panoramico, il Bastione è un posto affollato a tutte le ore del giorno, ma fortunatamente l’ingresso alle mura è gratuito. Quindi consiglio di visitarlo soprattutto verso il tramonto quando potrete godere di un’ottima luce.

Putroppo noi però non l’abbiamo potuto vedere in quella fascia oraria, e lo visitammo la prima volta verso le 10 di mattina. In questa fascia oraria, sia inverno che in estate, potreste trovare la nebbia che contraddistingue questa città (fonte: la canzone Budapest di una band metal ungherese chiamata AWS)

La chiesa di S.Stefano

La chiesa di S. Stefano è posizionata al centro del quartiere Obuda, ed è posta tra la colonna della peste ed il bastione dei pescatori.

La chiesa contiene al suo interno dei reperti dell’epoca, e tra abiti ed altri oggetti quello che spicca di gran lungha è la corona reale ungherese. Quella qui presente è però solo una copia, anche se fatta piuttosto bene. L’ingresso nella chiesa è a pagamento, ed io ne consiglio una visita acquistando il ticket dalla biglietteria posta poco prima del Bastione.

 

Il palazzo reale

Situato sempre a Obuda, il palazzo reale è un’altra delle vostre mete assolutamente da vedere. Il mio consiglio è di dedicare una giornata intera a questa parte della città, in maniera tale da godervela per bene e poi da visitare le altre zone negli altri giorni del vostro soggiorno budapestiano. Nel 2014 vedemmo anche il mercatino posto vicino ad una vecchia sede delle poste ungheresi. Consiglio di comprare souvenir in questo mercatino perchè si trovano t-shirt caratteristiche a ottimo prezzo (altro che quei ladri dell’hard-rock cafè).

 

Dal Bastione dei Pescatori al Parlamento

Ok, il sole è tramontato e vi siete goduti l’accensione delle luci del Parlamento visto dal Bastione dei Pescatori. Uno spettacolo molto romantico e caratteristico.

E’ arrivato ora il momento di allontanarvi dal Bastione per poterlo ammirare dall’altro lato del Danubio.

La nostra nuova meta è quindi il Parlamento.

Scendendo le scale del Bastione, dovete scendere sempre di più fino ad arrivare al livello del fiume. Una volta raggiuntolo potrete attraversarlo passeggiando sul Ponte delle Catene (visibile sotto in foto)

Questo ponte è uno dei tre ponti che collegano le due parti della città, ed è decisamente il mio preferito. Esso è ampiamente attraversabile a piedi, ed io consiglio di farvi questa bella passeggiata romantica lungo il Danubio di notte.

Una volta attraversato il ponte sarete finalmente arrivati dall’altro lato del Danubio, e se vi guardate indietro potrete vedere quanto sia bello il Bastione tutto illuminato visto dal lato di Pest.

Ma dobbiamo raggiungere il Parlamento, quindi ci tocca continuare a camminare lungo il fiume ancora per un po’!

Le scarpe sul Danubio

Passeggiando lungo la sponda est del Danubio, prima di arrivare al Parlamento ci sono per terra delle installazioni che colpiscono la nostra attenzione: sono le famose Scarpe sul Danubio (di cui però non scattammo alcuna foto in segno di rispetto).

Questa installazione fu decisa nel 2005 dal comune di Budapest in occasione del 60° anniversario della Shoah, e rappresentano le scarpe dell’epoca che gli ebrei erano costretti a lasciare lungo le sponde del fiume prima di essere spogliati di tutti i loro averi e poi brutalmente ammazzati dai nazisti.

Infatti gli ebrei erano prima costretti a spogliarsi lungo il fiume di tutti i loro indumenti, poi venivano loro legati i piedi a dei massi pesanti, e infine le SS prendevano dei gruppi familiari e legavano tre persone alla volta. Quando infatti sparavano alla persona posta di fronte, questa col suo peso morto trascinava gli altri cari giù nel fiume facendoli a loro volta morire annegati (il Danubio è infatti un fiume così profondo da essere navigabile in estate).

La cosa più terribile è che il Danubio ha quella profondità in diversi punti della città, ma il luogo delle esecuzioni non era affatto scelto a caso. Far spogliare la persona da uccidere davanti al Parlamento significava infatti voler umilare la vittima prima ancora di ammazzarla. Questo perchè spogliarsi davanti al simbolo principale della propria istituzione nazionale (appunto il Parlamento), aveva il chiaro intento di affermare la superiorità ariana rispetto all’istituzione ungherese. Si trattava dunque di un vero e proprio schiaffo all’orgoglio nazionale che  che la Germania nazista rivolgeva all’Ungheria. Ricordiamo che l’Ungheria è stata la seconda nazione dopo la Polonia (e terza è la Romania) ad aver pagato il prezzo più alto in termini di vite ebraiche perse durante la follia nazista.

Consiglio a tutti di portare con sè un fiore e di depositarlo qui. Inoltre reputo opportuno anche fermarsi un attimo a riflettere in questo punto, perchè certe atrocità non vanno più ripetute.

Io decisi di non scattare alcuna foto sebbene le scarpe siano “molto fotogeniche”, secondo te ho fatto bene? Dimmelo in un commento.

Il parlamento di Budapest

Dopo aver superato le installazioni delle scarpe lungo il Danubio, proseguendo di poco incominciamo ad intravedere un Parlamento tutto illuminato di giallo. Da questo punto si ha una visuale fantastica sul Bastione dei Pescatori, peccato solo che all’epoca non disponessi di uno zoom con cui scattare una foto figa.

Il parlamento di Budapest è il secondo monumento da noi visto che contraddistingue questa fantastica città, e come è possibile vedere dalla foto (questa fu fatta da un telefono nel 2014 e non è perfetta purtroppo), l’edificio ricorda un po’ quello di Buckingam Palace.

Sì perchè quando nel 1885 decisero di organizzare il bando per la sua costruzione, dei tre progetti proposti alla fine quello che vinse l’appalto fu quello dell’architetto che aveva già costrutito il parlamento inglese.

Ma ormai si è ormai fatto tardi, e provati dalla stanchezza, dal freddo e dalle tante emozioni decidiamo che è arrivato il momento di andare prima a cenare e poi di tornare nel nostro hotel.

Tanto domani si tornerà dalle parti del Parlamento!

La mattina dopo decidiamo di tornare a vedere per prima cosa proprio il Parlamento, sì perchè a Budapest le cose le devi vedere almeno due volte: una di mattina e la seconda volta la sera (tutto illuminato).

Per colazione ordiniamo cibo ben poco tipico e dopo decidiamo di prendere la metro passando così da Deák Ferenc Ter, la fermata centrale della metro.

Già solo entrare in una metro così grande è un trionfo di odori. Odori purtroppo non sempre gradevoli in quanto gli ungheresi consumano cibi fritti già alle 8 di mattina (in più ci sono molti localetti e fastfood in cui poter mangiare). In uno di questi localetti ci siamo anche fermati Michele ed io per comprare un dolcetto del posto, e per acquistare poi un po’ di acqua per la giornata.

Da Deák Ferenc Ter passiamo a Kossut Lajos Ter sulla linea M2, e dopo aver mostrato nuovamente il biglietto giornaliero (ce lo avevano già controllati scesi a Deak Ferench Ter), ci imbattiamo in una metro profondissima.

Sembra infatti che Budapest abbia la terza metro più profonda in Europa, ed infatti Kossut Lajos durante la seconda guerra mondiale fu scavata così in profondità nel terreno per poter funzionare anche da riparo durante i bombardamenti. Purtroppo non consapevoli di quello che ci aspettava non abbiamo scattato nessuna foto a questa metro così profonda, ma lo spettacolo una volti usciti da lì è stato ripagante: siamo tornati a vedere il Parlamento.

Purtroppo c’è da dire una cosa: il Parlamento è gigante, e a meno che lo scatti dal Dabubio (come la foto di prima di notte), da lì vicino mi era impossibile fare una foto a tutta la figura: quindi mi sono limitato ad una foto di un particolare!

Il Parlamento è visitabile da dentro con guida in italiano, ma occorreva già prima dei tempi di Covid prenotare con largo anticipo (1 mese prima almeno). La visita è a pagamento e include:

  • l’ equivalente della nostra camera dei Deputati, camera oggi non più in funzione in quanto l’Ungheria è passata ad un sistema monocamerale già da una decina di anni;
  • tutti i corridoi laterali;
  • il cambio della guardia e la corona originale ungherese.

A proposito del parlamento ci sono due aneddoti da raccontare (purtoppo non ho foto mie):

1) il primo riguarda il fatto che il Parlamento è stato il primo edificio moderno ad adottare un sistema di raffreddamento estivo. Questo  funzionava grazie alla  presenza di una serie di canali collegati a delle cisterne poste sotto terra. In questa maniera il ghiaccio depositatosi in inverno era conservato fino all’estate quando veniva utilizzato per refrigerare le stanze governative;

2) il secondo invece riguarda la corona ungherese (di cui ho preso una foto stock)

 

La croce che vedete in foto effettivamente è storta, perchè durante l’assedio turco il popolo di allora era in grave pericolo, e si decise quindi di nascondere l’oggetto simbolo dell’orgoglio nazionale. Infatti nessun re magiaro poteva essere considerato tale se prima non fosse stato incoronato nella cattedrale di S. Stefano con quella corona. La corona fu dunque nascosta nel ghiaccio per evitare che fosse saccheggiata, e il nascondiglio fu scelto così bene che nemmeno subito dopo la fine dell’assedio fu trovata. Sembra che infatti rimase nascosta per anni, e quando fu infine ritrovata la croce in oro (tra l’altro forgiata successivamente rispetto al resto della corona), si era ormai storta acquisendo la forma attuale.

La croce non fu mai più raddrizzata, e rimase così come simbolo della resistenza del popolo ungherese.

Una volta visitato il Parlmento, Michele ed io decidiamo di visitare i parchetti limitrofi.

In particolare svettano un ponticello in bronzo che rappresenta il passaggio dal periodo comunista alla libertà, ed il vicino parco con delle statue di presidenti americani.

Essendo ormai arrivata ora di pranzo, decidiamo di fermarci a mangiare qualcosa salvo poi riprendere la visita della città in direzione quartiere ebraico.

 

Il quartiere ebraico

Come tutti i quartieri ebraici delle città dell’est europa, anche in quello di Budapest ci si ritrova a passeggiare in una delle zone più giovanili, movimentate e “fresche” della città. Non so esprimertelo a parole, ma in quelle vie tra palazzi diroccati ma “chic”, tra il forte odore di phalaphel (polpette ebraiche), e mille ristorantini carini ed  economici, non so, ma si respira sempre un’aria particolare.

Ed è proprio in questo quartiere che trovammo il change più economico con cui cambiare gli euro in fiorini ungheresi.

In questo quartiere decidiamo di fermarci a pranzare in un ristorante per rirscaldarci un po’: infatti il -5° e la continua neve in faccia non ci dà tregua, occorre sedersi e rifocillarsi. Ordiniamo così due gulash, l’unico vero piatto tipico ungherese. Mi spiace dirlo, ma dopo averlo provato sia nel 2014 che nel 2019, decidiamo che non lo proveremo più. Onestamente nonostante tutto il freddo che c’era, non ci è mica piaciuto più di tanto per cui per il resto della vacanza abbiamo poi ordinato altro.

Terminato il pranzo, ci muoviamo nel quartiere ebraico a caccia delle principali due attrazioni turistiche: la Sinagoga e lo Szimpla Kert.

Decidiamo di visitare la Sinagoga e di fare un tour guidato in italiano. L’ ingresso alla Sinagoga è a pagamento, e include anche un mini tour per il quartiere ebraico (ti spiegano un po’ di numeri e fatti della guerra), e spotrattutto il cimitero ebraico. Il tuor è abbastanza costosetto a dire il vero, ma se ci vai per la prima volta credo sia qualcosa che valga la pena vedere.

Aldilà di una struttura con una delle più grandi sinagoghe in Europa (non ricordo se è quella più grande, o se è la seconda per grandezza dopo quella in Romania) e di ciò che rimane del tesoro ebraico, il cimitero è la parte che più mi ha colpito!

Sì perchè gli ebrei hanno una tradizione che a me personalmente piace tantissimo. Sulle tombe “dei giusti”, ovvero di quelle persone che si distinsero perchè salvarono la vita a tanti ebrei, non troverete fiori ma montagnette di pietre: questo perchè mentre il fiore appassisce, la pietra rimane eterna così come è eterna l’anima di una persona saggia. Mi ha colpito molto questa cosa.

 

 

 

Tutto questo parlare di morti ci ha però messo un po’ di tristezza, e per questo motivo pensiamo che sia arrivato il momento di un po’ più di leggerezza. Decidiamo quindi di entrare nel vicino Szimpla Kert. Lo Szimpla Kert è un grande “ruin bar”, quidi una struttura che assume due anime distinte a seconda dell’orario in cui lo si visita. Di giorno è infatti un posto al chiuso con tanti negozi di suvenir, e qualche birreria (è un ottimo posto anche per stuzzicare qualcosa), ma di notte… Di notte si trasforma in una discoteca a tutti gli effetti ed in un posto dove la movida e gli erasmus si radunano (ah, quando si poteva!). Che siate giovani, o siate ringiovaniti nello spirito dall’alcool,  qui un salto ce lo dovete comunque fare: tanto passeggiando per il quartiere ebraico prima o poi ci capiterete davanti (è un posto grande e affollato quindi è impossibile non notarlo).

Bevuto un cicchetto al volo decidiamo di visitare l’ultima meta della giornata: il museo del terrore…ops, volevo dire il mercato centrale!

Sì perchè il museo del terrore lo abbiamo trovato nuovamente chiuso e quindi non ci resta altro che raccontarvi brevemente la sua storia. Anche questo museo racconta un periodo di sofferenza che riguardò la città ungherese, ma questa volta non a causa dei tedeschi ma dei russi. Sì perchè nell’Ungheria sovietica post seconda guerra mondiale bastava il solo sospetto di un vicino invidioso e a noi ostile per poter essere arrestati e perseguitati come nemici del regime comunista. So che in questo museo ci fossero una cosa come 20 telefoni che appunto venivano utilizzati per raccogliere le segnalazioni anonime (vere o presunte). Purtroppo questo museo ce lo siamo persi per la seconda volta, e quindi mi toccherà tornare a Budapest una terza volta per vedermelo finalmente. Decidiamo così di ripiegare verso il mercato centrale.

Al mercato potremmo pure arrivarci a piedi in raltà, ma vuoi mettere l’ebbrezza di prendere la metro, mostrare il biglietto una prima volta all’ingresso, poi scendere alla fermata chiamata Fovam Ter, e rifarsi controllare nuovamente il biglietto ahahaah (te l’ho già detto che a Budapest te lo controllano in continuazione? ahahah, mica esageravo!).

Il mercato centrale

Il mercato centrale è un grande edificio di due piani posizionato sui pressi del Danubio. Al piano terra si configura come un mercato normale, sebbene piuttosto turistico e caro a dire il vero. Al secondo invece ci sono molti suvenir e qualche localino. Qui è possibile anche cenare, cosa che abbiamo poi effettivamente fatto.

Si è fatto così tardi, e quindi a nanna!

 

Finalmente le terme!

Il giorno dopo Michele ed io decidemmo che era finalmente arrivato il momento di fare una visita alle terme! Budapest infatti non è famosa solo per il Bastione o per l’iconico parlamento, ma in essa ci sono anche le rinomate Széchenyi (pronunciato Seceni). Sì, ammetto di aver googlato appositamente il nome perchè quelli ungheresi sono troppo incasinati e con troppe consonanti tutte assieme per poter essere ricordati a memoria correttamente.

A Budapest come dicevo ci sono tre terme tra cui dover scegliere se hai poco tempo. La realtà dei fatti è che il 99% di voi finirà alle Széchenyi senza nemmeno pensarci, rinunciando così a visitare le Gellert o le Rudas. E ti dico che mentre con le Rudas non ti perdi nulla, forse forse perderti le Gellert potrebbe essere un errore

 

Ma sono effettivamente così belle queste Széchenyi ?

Allora, sì e no! Ti racconto la nostra esperienza.

Dal nostro hotel decidiamo di prenotare le terme in maniera tale da evitarci la coda una volta lì (nel 2019 costavano attorno ai 22€).

Una volta lì ti danno un orologio che serve per sbloccare la porta dello spogliaotio in cui lascerai le tue cose (negli armadietti ci sono inoltre degli armadietti dove riporre le tue robe e anch’essi verranno sbloccati dall’orologio). Una volta cambiatoci decidiamo di iniziare il perlustramento della struttura. Già perchè essendo molto grande perlustrare è il termine più giusto.

La struttura si compone da tante stanze sia interne che esterne, e in quelle interne puoi trovare varie piscinette con temperature molto differenti tra loro. Ma se vai alle Széchenyi  non vai per le piscinette interne, vai per le piscine esterne!

Noi andammo a Budapest in un giorno in cui la colonnina del termometro segnava fiera -5°. E’ stato il giorno in cui ho visto la temperatura più fredda della mia vita, almeno per il momento. Quel giorno mi ricordo bene che come uscimmo all’esterno per la prima, Michele ed io non facemmo altro che correre a perdifiato, buttare a casaccio accappatoio e pantofole e buttarci nella piscina riscaldata il prima possibile.

Che GODURIA! -5° fuori e 30° dentro l’acqua, una sensazione di benessere e di goduria unica.

Quella in cui ci buttammo però fu solo la prima delle tre piscine esterne di cui le Széchenyi  si compongono. Questa delle tre è quella con qualche bocca ad idromassaggio ed un tornello di acqua che ti fa girare anche se tu in realtà provi a stare fermo.

La seconda piscina è invece una normale piscina olimpionica, ed è delle tre la più vuota! Sì perchè mentre nelle altre due puoi entrarci anche se non hai la cuffia con te (e infatti noi non l’avevamo!), nella seconda no: devi averla per forza.

Quindi un po’ delusi Michele ed io ci spostiamo dalla seconda alla terza piscina: quella famosa col vapore.

Questa vasca è quella famosa che si vede in tutti i video su YouTube di Budapest, ed è quella con una montagna di vapore che esce dall’acqua.

Ci sono poche parole per descriverla: molto figa!  Molto figa però se ci vai in mezzo alla settimana come facemmo noi, e io ti consiglio di andarci in settimana perchè altimenti troveresti un mare di gente in acqua ed un mare di capelli dentro la piscina.

Ad ogni modo noi non siamo molto schizzinosi, e quindi gasati dall’esperienza incominciammo a chiacchierare con gente proveniente da ogni dove… e poi vedi LEI!

Tu immagina!

Sei all’estero e vedi una figona con lineamenti chiaramente asiatici proprio dietro di te.

Sta tipa parla con un accento british perfetto, si vede che in Inghilterra o comunque in un posto anglofano ci è vissuta!

Non solo, ma questa sta da tempo pure chiacchierando in maniera molto confidenziale con una sua amica ungherese, si vede che si conoscono bene. Quante possibilità ci sono che conosca l’italiano, e che quindi capisca che sto dicendo due o tre volte a mio fratello “oh con questa ci devo assolutamente provare, altrimenti poi me ne pento”?…e invece… Sì perchè all’estero non sai mai se qualcuno capisce l’italiano, ed anche se sei una figona vietnamita, che ha vissuto vent’anni in Inghilterra in quanto i genitori si trasferirono lì per lavoro da piccola, puoi sempre esserti trasferita da tre anni in Italia per studiare!

Tu immaginati la mia faccia quando alla fine decido di andarci a parlare in inglese, e questa mi fa: “ciao, parliamo in italiano!”…sono sbiancato ahahahahah.

Ovviamente prendo palo… però era simpatica!

Quando ripenso a sta scena pesno sempre al fatto che solo io potevo cacciarmi in una situazione simile! ahahaah.

E dove stà allora il problema delle Széchenyi ?

Aspetta, mo’ te lo dico! Sicuramente non sono l’emblema della pulizia e dell’igiene, ma ci sorvoliamo.

Il fatto è che sono belle ma…mal organizzate! Non c’è alcuna cartellonistica decente che ti dica dove andare per ritrovare i tuoi spogliatoi, e se ti perdi e chiedi indicazioni al personale, molti di loro fanno finta di non sapere l’inglese per non aiutarti. E fidatevi, io a gesti mi faccio capire, ma tu devi però volermi aiutare! Morale della favola: per ritrovare lo spogliatoio ci persi almeno 30 minuti in quanto la struttura è grande e dispersiva, e dovetti uscire col cavolo di freddo che faceva almeno due o tre volte all’aperto. Alla fine trovai una santa che per pietà mi diede delle indicazioni, ma girare come uno scemo con quel freddo col costume e l’accappatoio tutto bagnato che non ti risclada nemmeno non è uno scherzo!

E poi soprattutto se le confronti con quelle di Bucarest ti rendi conto che alle Széchenyi  mancano delle strutture per asciugare costumi e accapatoii. Col senno di poi avrei fatto asciugare il costume rientrando nella struttura interna, e poi dirigendomi per 2/3 minuti in una sauna. Ma anche così l’accappatoio sarebbe rimasto bagnato, perchè non ti fanno usare i phone per i capelli (ci sono dei guardiani che ti sgridano se lo fai), mentre a Bucarest esistono le asciugatrici, ovvero delle sorti di lavatrici in cui ci metti sia il costume che l’accappatoio e te le ascigua entrambi in un solo colpo, lì sono organizzati bene!

Ecco perhè ti dico valuta bene le Gellert, perchè lì avresti una piscina meno architettonica (ma comunque non brutta essendoci delle belle colonne), e soprattutto ci sono delle vasche al piano di sopra che sono anch’esse all’aria aperta e si affacciano sul Danubio tutto illuminato di sera (quindi è un’esperienza che credo meriti di essere fatta in compagnia della propria dolce metà).

Il nostro epcio viaggio finì quel giorno, però le cose da vedere a Budapest non finiscono mica qui.

Quindi per non tirare questo articolo troppo alla lunga ti farò un elenco delle altre cose da vedere. Lascierò però a te l’onere ed il divertimento dell’organizzarti le tue giornate come meglio credi.

Cose da vedere e fare:

– Vedere Piazza degli Eroi  (sia di giorno, ma soprattutto di notte). Si arriva comodamente in metro, mostrando ovviamente almeno un paio di volte i documenti di viaggio ma in realtà non è molto distante dalle Széchenyi e quindi potreste valutare anche l’ipotesi di farvi una camminata. Inoltre a fianco a questa piazza c’è un teatro carino da visitare in cui ripararsi dalla pioggia (due volte siamo andati a Budapest, e due volte abbiamo trovato tempo di m***a, bah ahahaah)

 

– Visitare il castello Vajdahunyad. Il castello è posto vicino alle terme e non troppo distante da piazza degli eroi. Inoltre fuori al castello in inverno ci fanno i mercatini natalizi, quindi a maggior ragione devi recarti lì. Ti lascio due foto fatte in estate nel 2014

– Fare un giro sul Monte Gellert (in cui ci sono come ti ho detto le omonime terme con vista sul Danubio). Sempre in quella zona  c’è un palazzo reale con delle grotte da cui godere di un’altra bella vista sulla città. Purtroppo nel 2014 non facemmo in tempo ad inserire questa parte della città, e nel 2019 c’era troppa neve per salire su questo monte. Sì perchè se non ricordo male c’è pure una fermata della metro, ma ad un certo punto c’è da salire delle scale per arrivare sopra sopra. Dato che aveva nevicato per 24h, con tutta quella neve a terra non ci sembrava il caso di arrivare a piedi fin lassù (rischio troppo alto di caduta e di farci male). Sicuramente se dovessi tornare a Budapest una terza volta qui ci andrò per forza.

– Prendersi mezza giornata per visitare l’isola Margherita (solo in estate). In pratica l’isola Marcherita è un parco isola gigantesco nel mezzo del Danubio in cui in estate è fighissimo passarci una mezza giornata affittando o le bici o magari un tandem a 4 posti (come facemmo noi quando per superare un’altra famiglia di inglesi quasi quasi ci cappottavamo ahahah).        

– Chiesa di Mattia (a pagamento);

– Prendere la vecchia metro ancora in funzione, scendere a Vörösmarty tér (il capolinea). Già che ci sei evita magari di rischiare di prenderti la multa all’ennesimo controllo del biglietto della metro, solo perchè non trovi il documento valido di viaggio che è nel portafoglio (è capitato realmente a me ahaha). Una volta “scampato questo rischio” uscendo dalla metro prenditi un mega gelatone “ben poco dietetico” da Gerbaud.

A Budapest infatti esistono due grandi e storici bar : il Gerbaud ed il New York cafè. Mentre nel secondo non ci sono mai colpevolemente stato (ho visto delle foto e sembra bellissimo), a Gerbaud sì e conservo tanti bei ricordi! Sì, perchè quel megagelatone che vedi in foto era una bomba calorica al limite tra l’estasi mistica e l’illegalità glucemica (fai conto che annegato in tutta quella panna, cioccolato e gelato si nascondeva anche un pezzo di torta Sacker!!!! ahahaha). Inoltre ti stra consiglio questo bar non solo perchè è un bar tutto bello arredato in cui è carino entrarci e dare un’occhiata, ma anche perchè fuori da questo locale, quindi nella piazza che dà il nome alla fermata della metro (non farmi riscriviere il nome please ahaha), il giorno di S. Elisabetta fanno un mercatino stile natalizio con tutte le bancarelle in legno in cui si raduna tanta gente. Tra l’altro se sei appassionato di chitarre come me, lì vicino c’è pure l’Hard Rock caffè da cui presi una delle due maglie (35€ un furto, lo so: ero giovane ed ingenuo all’epoca ahaha)

 

– il museo di Houdini vicino alla chiesa di S.Stefano. Il famoso mago era ungherese di nascita, ma poi si trasferì con la famiglia in America dove ebbe successo e morì ma in circostanze diverse da quelle di uno spettacolo di magia andato storto. Il museo offre visite guidate solo in inglese (sebbene il proprietario sia fiorentino e ci abbia litigato, ecco perchè so che è fiorentino!) e a dire la verità…non lo consiglio troppo come museo (le guide non sembrarono nè a me ma nemmeno a mio fratello troppo preparate). Se avete figli piccoli può essere interessante per loro perchè fanno uno spettacolino di magia con le carte carino, ma se non avete bambini sotto ai 12 anni non perdete tempo: avete cose più importanti da fare/vedere

THIS IS THE END!

Credo che questo articolo possa finire qui. Dimmi che cosa ne pensi, e se sei riuscito a leggerlo tutto scrivimelo su Instgram che ti meriti un premio.

Alla prossima!

Giuseppe

 

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